La fibrolisi diacutanea (il prefisso dia deriva dal greco dià, ossia attraverso; quindi fibrolisi attraverso la cute) fu inventata dal fisioterapista svedese K. Eckman; mediante l'uso di particolari strumenti (fibrolisori) è possibile agire sugli strati più superficiali dei tessuti con lo scopo di eliminare aderenze, noduli ecc. In presenza di eventi acuti la risposta del nostro organismo non sempre è ottimale. Il processo di guarigione può non essere perfetto e il risultato è la presenza di "cicatrici" nei muscoli o nei tendini. Tali cicatrici si presentano sotto varie forme come noduli o aderenze fibrose. A volte il processo di riassorbimento di tali strutture può durare mesi, se spontaneo, a volte può non avvenire. La fibrolisi cerca di avviare o accelerare il processo di riassorbimento, riportando il tessuto in condizioni di normalità.
È possibile simulare i benefici della fibrolisi in casi molto semplici, per esempio quando un evento traumatico (come un paio di scarpe sbagliato) ha creato un piccolo nodulo sul tendine d'Achille. Per evitare guai, conviene utilizzare le semplici dita, con un movimento dolce, ma deciso che tenda a sciogliere il nodulo (che normalmente richiede spesso due o tre mesi per il riassorbimento spontaneo). Se la situazione è più complessa è meglio evitare il fai da te, rivolgendosi a uno specialista. La principale cura che il terapeuta deve attuare è la verifica che la fibrolisi sia indicata. Infatti lo è solo quando il processo di cicatrizzazione si è ormai completato (in maniera non ottimale). È ovvio che usare la fibrolisi durante un trauma acuto può essere decisamente controindicato.
Da notare che alcune tecniche (come gli ultrasuoni, idromassaggio) hanno fra gli effetti una fibrolisi; in genere quella manuale è decisamente più efficace perché più mirata e meccanicamente molto più potente.